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Mercoledì, 8 09 2010
Commissione scientifica pag. 2-4 PDF Stampa E-mail
Wednesday 26 March 2008

Inquadramento

(Serenella Besio) 

(indietro)

Il Movimento per la vita indipendente delle persone disabili, inserendo nel proprio manifesto istitutivo il concetto di autonomia, sembra stemperarlo attraverso una lettura “sociale” della convivenza civile: «Independent Living non significa che vogliamo fare tutto da soli, né che non abbiamo bisogno di nessuno, o che vogliamo vivere isolati. Significa che pretendiamo di poter avere le stesse possibilità di scelta e di controllo sulla vita personale che hanno i nostri fratelli e sorelle non disabili, i vicini di casa e gli amici. Come chiunque altro, desideriamo prenderci carico della nostra vita, pensare e parlare in nostro nome» (Ratzka, 2002).
L’obiettivo dell’autonomia personale potrebbe dunque essere posto in rapporto dialogico con quello dell’appartenenza comunitaria, e il raggiungimento di un’autosufficienza personale potrebbe rivelarsi obiettivo illusorio, o errato, a fronte del progetto di costruire società accoglienti, nutrite da individui «reciproci» (Pulcini, 2001).
Alcuni studi e iniziative a livello internazionale, per esempio, hanno aspirato a indicare la strada di una necessaria connessione diretta tra l’obiettivo dell’autonomia delle persone disabili e le loro relazioni interpersonali. Ed è inoltre probabilmente utile ricordare che la partecipazione alla vita sociale, intesa come «coinvolgimento in una situazione di vita», è diventata uno dei domini fondamentali della nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute che è stata varata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che intende descrivere e misurare lo stato di salute e di benessere dell’individuo (OMS, 2001).
Queste riflessioni possono portare nuove suggestioni al dibattito anche sugli individui disabili e sui bambini disabili – persone in costruzione – sui loro diritti, sull’interpretazione dei contesti ambientali in cui tali diritti dovrebbero essere realizzati. La Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone Disabili, varata dall’ONU il 13 dicembre dello scorso anno, tra i principi basilari elencati all’articolo 1, insieme al diritto alla dignità, alla non discriminazione, alla vita indipendente, all’eguaglianza di opportunità, cita specificamente il bambino disabile: «rispetto per le abilità in sviluppo dei bambini disabili e rispetto per il diritto dei bambini disabili a preservare la loro identità».
2.1. Tecnologie, autonomia, inclusione
Per realizzare pienamente questi diritti, le persone con disabilità possono fidare in modo sostanziale, fra le altre misure di sostegno, politico e sociale, nonché di promozione personale, sullo sviluppo delle tecnologie, sulla loro scelta consapevole e uso efficace.
Il ruolo dell’Assistive Technology (AT) a questo riguardo viene riconosciuto sempre più chiaramente e visto come incontrovertibile (Swain et al, 1993). Basterebbe, del resto, fare ancora una volta riferimento alle parole di Adolf Ratzka per cogliere la stretta interrelazione percepita fra la tematica dell’autonomia e le tecnologie: queste, infatti, vengono da sempre considerate la principale occasione e il mezzo più importante per costruire una vita indipendente.
In particolare, esse facilitano la partecipazione attiva delle persone disabili in tutte le aree della vita, scuola, lavoro, vita sociale o tempo libero; sono definite dalla Classificazione standard UNI EN ISO 9999 del 2002 come «qualunque prodotto, strumento, attrezzatura o sistema tecnologico, utilizzato da un disabile, appositamente prodotto o disponibile nel normale commercio, che prevenga, compensi, attenui o neutralizzi una menomazione, una disabilità o un handicap».
Tuttavia, questi obiettivi dovrebbe essere visti come il risultato di un certo numero di azioni e circostanze (accessibilità ambientale, assistenza personale, interventi sociali, legislazione favorevole, accettazione culturale della diversità nella comunità, supporto finanziario), tra cui anche gli ausili in senso stretto. Così, questa definizione non appare interamente soddisfacente, e nel tempo se ne sono affacciate altre; fortemente influenzata dal pensiero del già citato Movimento per la Vita Indipendente è, per esempio, l’autorevole definizione proposta da Cook e Hussey (1993): «il termine Assistive Technology [dovrebbe essere usato] per riferirsi ad un ampio spettro di strumenti, servizi e pratiche che sono stati concepiti e vengono applicati per migliorare i problemi incontrati dalle persone disabili». In questo modello il contesto di vita si amplia fino ad includere, oltre agli aspetti fisici dell’ambiente, anche gli aspetti sociali e culturali di questo ambiente, in cui l’individuo è immerso, e da cui è determinato; e le AT sono espressamente indicate come elemento significativo di questa relazione. È proprio in questa direzione che ancora oggi si muove la riflessione, a livello internazionale, sui modelli possibili di AT (Azevedo et al., 2007).
In ambito educativo le AT, coniugate con le ICT (Information and Communication Technologies) sono diventate la chiave di volta di un processo didattico moderno ed efficace, che intenda coinvolgere in prima persona gli studenti disabili. Esse possono supportare e aiutare la piena partecipazione di questi studenti al processo di apprendimento, sia permettendo loro di superare il danno o la menomazione, sia eliminando le barriere create dalle tradizionali metodologie educative.
L’uso di AT complesse nell’ambito di attività educative permette agli studenti con bisogni speciali di diventare parte integrante del loro gruppo di pari, di essere protagonisti e partecipi del loro stesso apprendimento e anche di conquistare una maggiore sicurezza di sé, migliorando le capacità sociali e di comunicazione con gli altri. Ma esso permette anche di sviluppare al massimo il loro potenziale cognitivo, di interagire con gli altri e di controllare alcuni aspetti dell’ambiente circostante. Inoltre, esse offrono la possibilità di accedere al curriculum scolastico al livello adeguato, forniscono incentivi e facilitazioni all’apprendimento.
In breve, le AT sono – o possono diventare – uno degli elementi più rilevanti per la realizzazione di una pedagogia veramente inclusiva. Ma affinché ciò accada, i processi di selezione, scelta, adattamento e personalizzazione dei prodotti rivestono un ruolo delicatissimo e cruciale.

Ultimo aggiornamento ( Wednesday 26 March 2008 )
 

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