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Giovedì, 9 09 2010
Commissione scientifica pag. 4-6 PDF Print E-mail
Wednesday, 26 March 2008

Dal rapporto della commissione scientifica pagg. 4-6

 

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2.2. Costruire l’ausilio su misura: la chiave per un uso efficace


La valutazione degli ausili è infatti un tema complesso ed articolato, chenon riguarda soltanto gli aspetti – come la qualità del prodotto – misurabili in laboratorio con test appropriati, ma ne include anche altri, più direttamente connessi alla persona e all’uso. Oltre a essere di buona qualità, per esempio, un ausilio deve essere adatto all’utente, sostenendo correttamente la sua azione sull’ambiente; per essere considerato tale, un ausilio deve essere: competente (raggiunge bene l’obiettivo), consonante (l’utente è a suo agio nell’usarlo) e contestuale (bene adatto al contesto). Inoltre, l’ausilio deve essere utile, cioè, deve essere percepito come tale dall’utente finale, grazie ai risultati che permette di raggiungere.
Il processo di scelta, adozione e uso di AT – intese nella loro accezione più ampia – è dunque fortemente legato ad aspetti psicologici e sociali. La percezione diffusa della disabilità nel contesto sociale di appartenenza influisce direttamente, per esempio, sull’idea complessiva esistente intorno agli ausili: atteggiamenti negativi – disabilità come debolezza, o come dipendenza – sono connessi a percezioni negative delle AT. Al contrario, atteggiamenti positivi – soprattutto l’autonomia e l’autodeterminazione – sono connessi a percezioni positive degli ausili, visti come strumenti per estendere le capacità e possibilità dell’individuo.
Non va tuttavia sottovalutato come la valenza sociale assunta dagli ausili in un determinato contesto dipenda anche da fattori come l’età della persona disabile, il livello socio-economico di appartenenza, la cultura famigliare, le pregresse esperienze di vita e, non ultimo, l’atteggiamento complessivo – personale e famigliare – nei confronti delle innovazioni tecnologiche (Bender Pape et al., 2002).
Analoghe riflessioni possono comunque essere condotte a livello dell’individuo, anziché sociale: l’adattamento della persona alla propria condizione di disabilità e la sua accettazione giocano un ruolo determinante in tutte le fasi del processo di acquisizione e uso delle AT, nonché nel caso di un loro abbandono.
Il grado di accettazione è del resto ovviamente connesso con la costruzione della propria identità, dunque anche con il tipo e la qualità di relazioni interpersonali che vengono instaurate. L’ausilio migliore è, sotto questo profilo, quello che riesce a farsi parte dell’identità di una persona, che diventa «invisibile mentre viene usato» grazie allo stabilirsi di un «incontro simbiotico» tra la persona e quell’ausilio (King, 1999).
Numerose indagini hanno sottolineato l’importanza sia della fase di valutazione e scelta delle AT, nelle quali devono essere opportunamente considerate le esigenze dell’utente, ma anche le sue caratteristiche, sia della fase successiva, di verifica del grado di soddisfazione e di comfort dell’utente. Il modello MPT – Matching Persons and Technology (Scherer, 1988), per esempio, propone di effettuare una comparazione fra utente e tecnologia sulla base di: caratteristiche della persona (cognitive, di personalità e di temperamento); caratteristiche dell’ambiente di attività e di vita; caratteristiche della tecnologia.
In un’ottica di empowerment, il processo di scelta, acquisizione e uso delle AT è quindi di prevalente pertinenza degli utenti. Sono gli utenti infatti i migliori giudici dei prodotti e dei servizi a loro diretti, e, d’altra parte, un buon servizio di informazione e consulenza sugli ausili si avvale regolarmente di riscontri efficaci da parte degli utilizzatori.
Una delle questioni dominanti e di più difficile risoluzione nel settore riguarda tuttavia la personalizzazione degli ausili. In tutti i casi in cui la disabilità sia complessa e implichi menomazioni su vari piani, in cui la condizione di disabilità sia legata ad una malattia progressiva o ingravescente o, semplicemente, nel caso in cui la persona disabile sia un bambino, soggetto a continue modificazioni dovute alla crescita, allo sviluppo, agli apprendimenti, la scelta degli ausili si definisce più come un continuo accompagnamento educativo all’uso degli stessi, che come un’attività individuabile nel tempo e separabile dal resto.
Soprattutto, poi, nei settori delle AT per il supporto e il sostegno della comunicazione e dell’apprendimento di queste persone, è quanto mai necessario poter disporre di strumenti duttili e adattabili, che rispondano ai bisogni di funzionamento del singolo, spesso irripetibili e originali; essi inoltre, devono prevedere una forte modificabilità delle modalità d’uso e dei contenuti, per poter seguire l’individuo nel corso della sua evoluzione, aggiungendo (o sottraendo) elementi, procedure, opzioni.
Nello specifico ambito dell’apprendimento, poi, se il processo di personalizzazione delle tecnologie è stato attuato efficacemente, esse divengono non soltanto la soluzione per i problemi di funzionamento, ma possono giocare il ruolo di propositori di nuovi problemi – questa volta cognitivi – da risolvere per il soggetto. È il caso, questo, in cui AT e ICT si incontrano felicemente, assecondando e arricchendo di senso e valore la progettazione didattica.

 

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